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Tutti d’accordo. I bitcoins non sono una valuta.

bitcoin

Un fenomeno che non si è riuscito ad arginare facilmente, quello delle cripto-valute, che ha visto alcune di esse protagoniste, pur nel tentativo di spingere sulla concorrenza, alla stregua valutaria.

In fondo, si è pensato ad un sistema alternativo di produzione della moneta che non fosse collegato alle circoscritte leggi dominanti dell’economia, quanto a quelle della matematica e del caso.

Così, l’algoritmo per la generazione delle cripto-valute ex-novo richiedeva una combinazione tra sistemi di codifica software e sistemi hardware. Un problema si è creato ad un certo stadio di sviluppo, non certo puramente riconducibile ad attacchi di hackers. Ad esempio, la produzione di bitcoins, la criptovaluta più famosa è diventata sempre più lenta da perseguire con i comuni mezzi privati. Sono nate, pertanto, le piattaforme di pooling dove era possibile guadagnare o perdite condividendo le risorse di altri (broker compreso).

Chi ha creato le cripto-valute ha strenuamente difeso il loro status di moneta. Ma a quanto pare ciò non sembra essere la conclusione delle principali istituzioni nello scenario mondiale.

I bitcoins vengono assimilati ad un bene

Il primo a pronunziarsi è stato il “Dragone”, l’economia cinese, dopo l’installazione di sportelli per il prelievo delle cripto-valute: le cripto-valute sono assimilabili ai prodotti finanziari.

Poi è stata la volta degli Usa: i bitcoins sono un bene e, pertanto, sono soggetti ad imposizione fiscale.

In linea teorica, pertanto, non dovrebbe trattarsi di imposizione indiretta (ad es. Imposta sul valore aggiunto, conseguente all’operazione economica) ma di imposizione diretta.

Quando avviene il momento impositivo, e sulla base di quali fattori? Su questo  aspetto, si paventano ancora alcuni dubbi, in quanto sembra che, pur non trattandosi di un’imposta indiretta, il momento impositivo consegua all’impiego delle cripto-valute detenute nel portafoglio: imposta da capital gains o sull’aumento di valore (apprezzamento del cambio). In termini tecnici, è come se fosse rilevabile, in questo momento, l’esatta entità della plusvalenza.

Non sembra si possa, quindi, parlare di una patrimoniale sui bitcoins.

Si spera soltanto che lo sforzo di legiferazione non sia circoscritto solo a quelle più famose, altrimenti si finirebbe con il generare pericolosi fenomeni di selezione avversa con la migrazione dei capitali da speculazione verso le altre cripto-valute concorrenti, e ciò non è affatto giusto, se non intenzionale.

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