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La paura di fare gli errori degli Usa

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L’Europa dell’unione economica e monetaria non si è ancora ripresa dalla fase di stallo e si fa gran parlare di “Quantitative Easing”. Nel frattempo, il mercato della finanza dell’Europa continentale, come se si trattasse di un’evoluzione a stadi, sta seguendo gli stessi sentieri del mercato statunitense, prima che ci fosse la bolla speculativa.

Un’evidente implicazione è il boom nella raccolta degli Etp che conoscono una realtà già consolidata nel mercato americano. Ma quali sono gli insegnamenti che dovremmo prendere dalle burrasche finanziarie che hanno coinvolto banche e finanza negli Stati Uniti, per evitare di commettere gli stessi errori?

Nuovi Etp in Borsa Italiana. Il boom Usa degli anni scorsi

Usa sotto la lente d’ingrandimento.

Le tappe che l’Europa intende raggiungere sono:

  • la creazione di una fitta rete di relazioni intra-bancarie autonome ed indipendente. Sono le singole banche che si auto-finanziano mettendo in ri-circolo liquidità già esistente. La bce interviene solo in ultima istanza. Il tasso negativo sui depositi intende disincentivare il parcheggio improduttivo di liquidità presso la banca centrale. Ciò deve favorire tutti e non andare a discapito dei piccoli gruppi bancari che si vedrebbero in difficoltà nell’ottenere condizioni eque sul mercato dei capitali.
  • l’integrazione tra finanza e mercati del credito, sulle orme dell’economia a “Stelle e strisce”. Nuova fonte di pericoli come è avvenuto negli Usa, oltre che trampolino di lancio per nuove forme di monetizzazione e smobilizzo degli impieghi

Cosa hanno dovuto fare gli Stati Uniti per porre rimedio al rischio sistemico dell’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, dove la cartolarizzazione del credito era diventata, ormai, una pratica diffusa? Introdurre la regola di “Volcker”, stabilendo una netta separazione fra istituti di credito commerciali e banche d’affari. Cosa che non è ancora successa in granparte delle realtà del vecchio continente.

I miracoli delle ricette finanziarie sono in avanscoperta anche nel mercato Italiano, dove in un anno solo sono penetrati decine di nuovi prodotti Etp che già negli anni scorsi hanno impazzato nel mercato Usa. Il passo e gli spunti dai prodotti finanziari come investimento e speculazione all’utilizzo incorporato nelle prassi di routine commerciale è assai breve. E si spera che si prevenga un tale rischio, ancora maggiore dopo che è andato in porto il bail-in, limitante il rischio di fallimento bancario a responsabilità private (non più pubbliche).

E così oggi Etf Securities ha promosso in Borsa Italiana 10 nuovi Etp. E’ corsa degli investitori verso gli indici-replica del sottostante, in quanto si è scoperto che puntando sull’andamento medio di 100 azioni, piuttosto che sulla singola azione, è forse meglio e meno rischioso. Negli Usa, molti dei concetti finanziari hanno cominciato a prendere piede, così come il leverage. I nuovi prodotti, in effetti, incorporano leva finanziaria +- 3x e permettono di investire nel Ftse Mib, nel Dax 30, nell’ Euro Stoxx 50, nel Ftse 100, nel Cac 40. Vantaggi anche fiscali, dato che si tratta di titoli atipici e quindi il capital gain va a confluire nella voce “Redditi diversi”. Ci sono tutte le premesse affinché si abbia un vero e proprio boom della raccolta degli Etf.

Ma sapremo proteggerci dal difficile matrimonio tra finanza ed economia monetaria, oppure andremo stimolando un mercato perverso parallelo al circuito bancario? Il rischio Usa già sta facendo parlare molti economisti americani (e tra questi Lyndon LaRouche) di crack finanziario mondiale.

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