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Il dilemma del “fixing” endogeno. Realtà o illusione?

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Scandali, è pioggia di scandali finanziari. Ma ci si chiede: “E’ questione di punti di vista o c’è veramente qualcosa di illecito nel funzionamento del mercato? E se pure fosse così, quale sarebbe il rimedio o la prevenzione per evitare che ciò si ripeta?”

Tutto parte dalla cognizione del mercato, l’amara verità della complicata essenza del pensare economico.

Le “big five” dell’Oro

Chi sono le “big five” nell’occhio del mirino per la manipolazione del prezzo dell’oro (fixing dell’oro), dopo lo scandalo del Libor?

Si tratta di:

1)    Société Générale

2)    Bank of Nova Scotia

3)    HSBC

4)    Barclays

5)    Deutsche Bank, appena assolta in appello, insieme a Ubs, Jp Morgan, Depfa Bank per lo scandalo dei derivati ceduti al comune di Milano. Una gran buona notizia, considerando che la multa a cui erano stati condannati era di ben 1.000.000 di euro

Possiamo stabilire un nesso fra i due “polveroni”? Da una parte, il fixing dell’oro; dall’altra lo scandalo dei derivati. Certo, pur se sembra che non vi possa essere alcun termine di paragone, tutto ha sempre a che fare con il mondo del “trading”, quel mondo a luci ed ombre che da sempre affascina gli uni, e disgusta gli altri giusto per il sentito dire.

Come è possibile interferire con il normale funzionamento del mercato?

E proprio qui sta il nocciolo della questione. E’ lecito o meno ignorare gli eventuali conflitti d’interesse che nascono sul mercato spontaneamente? Vi è bisogno di maggiore controllo oppure bisogna lasciarlo così com’è? Certo, laddove vi è l’ipotesi ravvisabile di truffa per mancata trasparenza, potrebbe essere giusto condannare chi non ha messo al corrente la controparte dei rischi di una transazione (caso:derivati), ma nel caso del mercato (manipolazione dei prezzi o fixing endogeno) si può fare lo stesso ragionamento?

Partiamo da un semplice concetto: L’informazione è l’essenza della speculazione. Se solo trapelasse qualcosa come base per piazzare una scommessa di successo, il passavoce darebbe maggiore forza al trend direzionale, sino alla scossa del mercato, verso l’alto o verso il basso (in gergo: ipervendita o iperacquisto).

Le quotazioni ufficiali dell’oggetto dell’investimento lasceranno la loro scia tipica, per avere un andamento anomalo. E’ quello che, in alcuni mercati regolamentati e non in tutti (ad es. Piazza Affari a Milano) viene detto “eccesso di volatilità”, determinando la sospensione transitoria della quotazione. Ciò non falsa la spontaneità del mercato?

E sol volendo considerare che l’autorità regolamentatrice dei mercati regolamentati (da non confondere con l’autorità di controllo) è anch’essa quotata, non sarebbe insito già in questo un possibile conflitto d’interessi?

Il fixing dei prezzi del mercato, seppur condizionato dalle cosiddette “mani forti” della finanza (problema che si verifica, anche se con minore interesse, nei mercati non regolamentati o Over The Counter), forse andrebbe lasciato a sé. Sarà il mercato stesso a creare degli incentivi o meno alla buona condotta. Le “mani forti” hanno capitale da investire, non sempre sono gli investitori istituzionali, ma nulla possono contro l’incerto del mercato.

Ricordiamo la particolarità del mercato dei derivati

Il fixing dei prezzi è maggiormente condizionato nel mercato dei derivati, che possono avere uno sprint più energico delle quotazioni o dei prezzi, rispetto al mercato dei sottostanti. E per derivati si intendono: gli swap, i futures e le opzioni.

Perché? Le aspettative fanno il loro libero gioco perché non si tratta di coprirsi dai rischi, rigenerando nel tempo il capitale (ruolo di hedging o di immunizzazione dal rischio) ma di speculare attraverso una semplice operazione, ove il guadagno è dato da una mera differenza fra quotazioni, eventualmente moltiplicata, sul fronte della personalizzazione dell’investimento. Non si tratta di contratti dalle caratteristiche standardizzate.

E così, ritornando alla nostra quérelle iniziale:

1)    Si può incidere sul fixing, determinando un alto volume di contrattazioni in vendita o in acquisto sull’oro finanziario, non necessariamente collegato, in via certa, al sottostante oro fisico (fixing endogeno, in via diretta). E così, per altri sottostanti (ad es. valute, paniere indicizzato di titoli, altre materie prime…)

2)    Si può incidere sul fixing, diffondendo informazioni atte a creare una forte dinamica di mercato (fixing endogeno, in via indiretta).

Ma in fondo, stiamo sempre parlando di un mercato in cui ognuno si assume i suoi rischi perché il mondo della finanza, del trading e della speculazione è fatto così. L’endogeneità (imprevedibilità o spontaneità) del mercato, seppur artificiosa, è cosa ben diversa dalla possibilità, nuda e cruda, di fissare direttamente i prezzi (fixing esogeno).

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