Consigliati 
logo optionbitRendimenti delle
60 secondi al 76%


Software trading Automatico

Visita OptionBit

IQoptionDeposito minimo 10$

Trade minimo 1$


Visita Iqoption

Gli stress-test continuano a non convincere

banche

Quest’estate entrano in porto i tanto temuti controlli sulle principali banche dell’Eurozona, tesi ad accertarne la solidità patrimoniale e finanziaria, in caso di crisi.

La tecnica utilizzata è di natura sperimentale. Si tratta di cercare di capire, nel peggior dei casi (stati avversi dell’economia), come reagiranno le singole banche e se sono in grado di rispondere ad un’ eventuale “corsa agli sportelli”. Di conseguenza all’introduzione del principio del “bail-in”, non vi è più la prerogativa formale dell’intervento pubblico, dovendo cercare, in prim’ordine, la banca, la propria sopravvivenza a ritmi sostenibili, ed a prescindere.

Una filosofia di pensiero, dunque, quella riflessa negli “Stress-Test” che, però, in termini operativi evidenzia molte falle, ancora da risolvere, o forse inestricabili.

Quali i principali problemi con gli stress test?

Ciò che spaventa maggiormente è l’introduzione di una nuova regola che rischia di penalizzare soprattutto le banche tradizionalmente impegnate nel settore commerciale (offerta servizi bancari, offerta credito alle famiglie ed alle imprese), estendendo laddove sia possibile l’operatività predominante all’offerta di prodotti finanziari. La struttura finanziaria così emergente per molti paesi del Vecchio Continente (Italia soprattutto) si distingue di netto dal “Modello americano” e, per certi versi, dal “Modello tedesco” (essendo la Germania portatrice dei valori culturali e dello spirito anglosassone). Certo, quando si parla di “stress test” (programma di valutazione del capitale di vigilanza) non possono non entrare in scena le tradizioni dell’economia-paese, dato che non è imperativo stravolgerle, oltre che impossibile.

E’ la fattispecie concreta, in molte realtà, a diventare lo spunto per il diritto generale, e non viceversa. Ma l’ultimo non è necessario, perdendo d’importanza rispetto al primo, il diritto speciale. Così, ci si abitua ad un certo spirito di iniziativa che trova un diverso riscontro istituzionale. Nel peggiore dei casi, si corre ai ripari. Lo stile culturale del nostro paese dà importanza, invece, agli aspetti formali e prioritari. Tutte quelle operazioni di “creatività finanziaria” e prodotti di finanza derivata che trovano linfa vitale (stress test e vigilanza dell’economia) in alcune realtà e stanno prendendo l’avvio solo recentemente nel nostro paese ci spiazzano non di poco. Tutti i problemi che ci siamo creati e continuiamo a crearci per l’istituto dell’ ”affitto con riscatto” e del suo inquadramento giuridico (leasing) sono ben poco rispetto alle varie possibilità che offre la creatività nel mondo dell’economia ed in virtù della libertà negoziale tra le parti. Ci vediamo sempre costretti alla cura, non riuscendo alla prevenzione del male, essendo i tempi di regolamentazione ben lunghi e farraginosi (le valanghe giudiziarie, il ricorso alle associazioni dei consumatori, la tutela garantista del diritto generale, il criterio interpretativo del diritto).

I cambiamenti introdotti dall’Eba con gli stress-test

L’Eba ora si propone di valutare tutti i titoli pubblici verso cui le banche si sono precedentemente esposte, compresi quelli “da vendere” fuori bilancio, a cui i precedenti controlli di solidità patrimoniale o procedure di vigilanza prudenziale (i cosiddetti stress-test) non ponevano la giusta attenzione, incentivando, di conseguenza il comportamento elusivo da parte delle banche (azzardo morale) che, al fine di avere i conti di bilancio in regola e non essere obbligate a maggiori requisiti di capitale, si esponevano nell’impiego più sicuro (i titoli pubblici).

Allora, tutti i recenti aumenti di capitale e ri-capitalizzazione, in attesa dei prossimi esiti di vigilanza europea sono un buon pro?

Non necessariamente, in quanto vi sono dei metodi che le strutture bancarie più preparate (banche meno tradizionali e più vicine alle banche d’affari che negli U.S.A. rappresentano ormai una realtà a sé, a seguito dei recenti scandali), di fronte agli stress-test, possono mettere in atto per risultare più solide di altre, re-indirizzando gli impieghi giacenti o improduttivi, attraverso, appunto, i prodotti di finanza strutturata, i derivati ed i titoli illiquidi.

Quindi, pagella negativa per le nuove procedure di vigilanza di solidità patrimoniale. Bisogna anche considerare che non vi è ancora un terreno comune nella valutazione delle singole poste contabili. Per dire, Bankitalia fa un certo utilizzo severo delle voci discrezionali, ed in maniera diversa le altre banche centrali nazionali. Ciò compromette, sin dalla radice, l’attendibilità dei controlli di vigilanza. Come si può pretendere di dare un peso diverso, a seconda della dimensioni dell’economia-paese (come tra l’altro fa l’Eba con gli stress-test) al rating del debito pubblico, nonché al rischio sistemico. Le economie cipriote, inevitabilmente, avranno un minore rischio sistemico in carta e si è visto, invece, cosa è accaduto.

Insomma, in fin dei conti forse è meglio lasciare perdere l’approccio quantitativo un po’ radicale, nell’impostazione del pensiero economico, con implicazioni pratiche, altrettanto dubbie. L’approccio contabile è piuttosto inadeguato per la realtà-impresa delle banche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Anti-spam image